trAbBoccare

Performance di 2 ore

Sono legata su una sedia in una stanza semibuia. Indosso un vestito bianco e ho la bocca tappata da un pomodoro. Mordo il pomodoro, lo mastico e lo ingoio con gusto. Il mio vestito si macchia di rosso. Urlo. Urlo. Urlo. È un grido di una sola vocale, ma il suo messaggio cambia. All’inizio è una richiesta d’aiuto ma se non viene ascoltato si trasforma in un pianto, quasi di sfogo senza più speranza. Infine diventa il suono che fa la mamma al bambino per fargli aprire la bocca mentre lo sta imboccando. Le mie urla sono rivolte al pubblico: a loro chiedo aiuto, pietà e di tapparmi la bocca di nuovo. Gli astanti sono imbarazzati e a volte infastiditi, qualcuno esce angosciato, qualcuno soddisfa le mie richieste. L’azione si ripete più volte: mangio-urlo-pomodoro, mangio-urlo-pomodoro, mangio-urlo-pomodoro. Il pomodoro mi azzittisce e mi nutre contemporaneamente e l’urlo disperato che chiedeva libertà, si converte in una richiesta di messa a tacere.

 

2008, Corrispondenze di Frontiera, Centro Hurtado, Scampia – Napoli (IT)

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